La prima volta che mi sono approcciata al digiuno è stato dopo anni di pratica yogica. Sebbene sapessi che il digiuno fosse una pratica importante avevo sempre qualche remora e timore. La prima illusione era che non ne sarei stata all’altezza. Avevo sempre avuto un cattivo rapporto con il cibo per cui credevo che non sarei riuscita a privarmene. Ho sempre utilizzato il cibo come un abile amico che compensa i vuoti interiori e ti fa tornare il sorriso, ma poi una mattina mi sono detta: perché no?
Cosi la mia prima esperienza di digiuno è stata quella di digiuno intermittente. Ultimo pasto alle 17 e poi colazione al mattino successivo. Quella è stata la mia prima esperienza di digiuno e da lì pratico regolarmente il digiuno come atto sacro. Cosa significa?
Scegliere di togliere il cibo dalla nostra routine giornaliera significa “stare in ascolto di ciò che c’è, senza aggiungere altro”.
Per atto sacro, intendo che se scegliamo di dedicare un Sankalpa che accompagna questa pratica riceveremo in cambio delle risposte di verità.
è una parola sanscrita che è composta da “San” (verità più alta, nata dal cuore) e “Kalpa” (promessa, voto, che si dispiega nel tempo). È un impegno profondo preso con se stessi, spesso formulato come un desiderio del cuore, che allinea mente e cuore per raggiungere un obiettivo.
Allora scegliere di digiunare diventa un atto sacro, non semplicemente legato alla purificazione del corpo ma con l’intento di connetterci a qualcosa di più grande.
È un metodo di purificazione fisica è anche uno strumento per rendere la mente più pura. Ci aiuta ad entrare in contatto con noi stessi, ci esorta alla meditazione e all’introspezione.
In particolare upavasa viene praticato in armonia con i cicli della natura seguendo le fasi lunari. In certi giorni del ciclo lunare infatti il digiuno produce effetti migliori in quanto i liquidi del corpo sono influenzati dalla luna. Digiunando in questi giorni si ottiene una purificazione più profonda dell’organismo e si contrastano alcuni effetti che la luna ha sul sistema endocrino. Infatti l’attrazione lunare sui liquidi del corpo influisce sull’organismo e gli antichi yogi avevano colto questa sottile connessione sviluppando l’abitudine a digiunare in questi giorni.
Seguendo il calendario yogico ci sono alcuni giorni che sono più adatti per digiunare: Ekadasi è il periodo che cade tre giorni prima della luna piena e tre giorni prima della luna nuova. Per chi volesse dedicarsi con più energia a questa pratica, anche amavasya (luna nuova) e purnima (luna piena) sono giorni in cui il digiuno produce migliori risultati.
Molte persone quando si avvicinano all’idea di praticare i digiuni, temono di andare incontro a svenimenti, cali di pressione drammatici, o altre sciagure imprevedibili ma un digiuno di un giorno non comporta questi problemi. Semmai procura una pausa di riposo all’organismo. Durante le 36 ore di un digiuno yogico tipico, il corpo può dedicarsi a raccogliere le tossine accumulate nei tessuti dei vari organi per poterle successivamente eliminare attraverso gli organi emuntori (reni, intestino, ecc.)
Spesso abbiamo paura che digiunare possa crearci dei problemi tipo cali di pressione, svenimenti o altro, ma in verità ciò che temiamo è nella nostra mente. Digiunare è mettere in pausa e donare riposo all’organismo. L’unica che si arrabbia è la mente, che abituata a raccogliere tanto zucchero e ad andare velocissima, quando si accorge che il corpo è a digiuno fa di tutto per farti mollare e tornare alle vecchie dipendenze. Ma lo yogi che ha deciso di fare questa esperienza di conoscenza, troverà la strada attraverso la meditazione, lo yoga e il pranayama
Durante le 36 ore di un digiuno yogico tipico, il corpo può dedicarsi a raccogliere le tossine accumulate nei tessuti dei vari organi per poterle successivamente eliminare attraverso gli organi emuntori (reni, intestino, ecc.)
Il senso di disagio che alcune persone sperimentano durante i primi digiuni, è causato proprio da questo lavoro di pulizia, il sangue infatti, per alcune ore funge da veicolo per l’eliminazione delle tossine, e ci si sente affaticati e appesantiti. Dopo i primi digiuni questa sensazione scompare per lasciare posto ad un senso di leggerezza e vitalità. In effetti siamo abituati a mangiare molto di più rispetto al vero fabbisogno dell’organismo: colazione, merendina, pranzo, merendina, cena.
Da dove cominciare? Come ti ho già detto Anima Bella, puoi cominciare dal digiuno intermittente e gradualmente arrivare a vivere un’esperienza di digiuno completa.
Digiuno intermittente 14-16-19 ore per 1-3 -6-9 giorni
Puoi praticare il digiuno intermittente scegliendo uno di questi blocchi.
Immagine di orologio
Questa challenge puoi portarla avanti in blocchi di tre giorni.
Puoi decidere se farlo gradualmente: cioè cominciare con i primi tre giorni 14 ore, i secondi 16 e i terzi tre 19. Oppure optare solo per un blocco di 3, oppure di fare un vero digiuno spirituale di 9 giorni.
Ovviamente scegli sempre di cominciare dalla data di ekadashi.
Calendario di ekadashi 2026. Trova qui le date importanti.
Il digiuno yogico inizia la sera dopo aver cenato, ( esempio ore 21) si protrae per l’intero giorno successivo e si interrompe con la colazione della mattina -che segue il giorno di digiuno- (alle 9) si tratta quindi di un digiuno di circa 36 ore.
Ad esempio, decido di digiunare domenica poiché è il giorno di ekadasi, sabato dopo cena inizierò il digiuno che interromperò lunedì con la colazione.